Jackson fu rinviato a giudizio il 16 gennaio 2004, presso il tribunale di Santa Maria. Era rappresentato dagli avvocati Mark Geragos, Ben Brafman, Steve Cochran e Robert Sanger e si dichiarò non colpevole. Nella sessione del 13 febbraio 2004 il giudice disse che aveva intenzione di far cominciare il processo entro la fine del 2004 ed entrambe le parti ne convennero (Jackson non era presente). Nella sessione del 2 aprile 2004, il giudice decise che i documenti relativi alla causa avviata dalla famiglia dell'accusatore contro la JC Penney magazzini potessero essere utilizzati; la difesa di Jackson dichiarò che sarebbero stati utili per mostrare innocenza dell'artista. Il cantante fu rinviato a giudizio il 21 aprile 2004.Il 25 aprile 2004, Mark Geragos e Ben Brafman vennero sostituiti da Thomas Mesereau e Susan Yu. I precedenti avvocati si erano mostrati più preoccupati a comportarsi come delle star, approfittandosi della situazione, che a difendere Michael Jackson. Steve Cochran e Robert Sanger continuarono e anche Brian Oxman fu aggiunto al team difensivo. Con il procedimento del Grand Jiury furono aggiunte nuove accuse: cospirazione per sottrazione di minori, sequestro ed estorsione. Secondo l'accusa la vittima, anche se era libero di muoversi all'interno di Neverland, non poteva uscire dal ranch.Court TV assunse una giornalista di tabloid, Diane Dimond, per occuparsi del processo anche se la Dimond era stata precedentemente citata in giudizio da Jackson ed aveva eluso l'accusa di diffamazione con l'aiuto del procuratore Sneddon. La reporter investigativa Aphrodite Jones nel 2007 scrisse un libro nel quale riportò accuratamente gli atti del processo e denunciò il comportamento mediatico: Michael Jackson - Conspiracy: fu costretta a ricorrere al self-publishing in quanto nessuna casa editrice aveva interesse a rendere pubblica la verità sul processo Jackson. La Jones inizialmente credeva la pop star colpevole, ma assistendo a ciò che successe in aula dovette ricredersi.Il processo iniziò il 31 gennaio 2005 e terminò il 13 giugno dello stesso anno, quando la giuria emise un verdetto unanime di "non colpevolezza" per tutti i quattordici capi d'accusa. Dei dodici giurati, otto erano donne e quattro erano uomini. Ron Zonen condusse la selezione della giuria per l'accusa, Tom Mesereau per la difesa. Tom Sneddon fece la dichiarazione di apertura per l'accusa, Tom Mesereau per la difesa. Ron Zonen l'argomento di chiusura per l'accusa, Tom Mesereau per la difesa. Tom Sneddon, Ron Zonen, Mag Nicola e Gordon Auchinloss interrogarono i testimoni per l'accusa (The People of the State of California v. Michael Joseph Jackson, Case No. 1133603, Transcripts). Tom Mesereau e Robert Sanger per la difesa. Brian Oxman nel corso del processo venne rimosso dalla squadra di difesa in quanto poco si interessava alla causa e spesso in aula era ad occhi chiusi. Martin Bashir. Il primo a salire sul banco dei testimoni fu Martin Bashir: egli si rifiutò di rispondere alle domande, avvalendosi della Legge-Scudo della California secondo la quale i reporter non possono essere obbligati a testimoniare su elementi che apprendono mentre stanno lavorando ad una notizia, ma il documentario Living with MJ venne proiettato in aula. Anche il filmato Take Two fu mostrato durante il processo; girato in contemporanea al documentario di Bashir dalle telecamere di Michael Jackson, attraverso questo documento visivo la superstar riuscì a dimostrare la volontà del giornalista anglo-pakistano di diffamarlo.Intorno alle 14:25 PDT (21:25 UTC) del 13 giugno 2005, la giuria della Corte Superiore dello Stato della California, Contea di Santa Barbara, giudicò Jackson non colpevole per tutti i 10 reati maggiori e i 4 minori per i quali era stato processato.
Dopo il verdetto il giudice Melville lesse una dichiarazione della giuria: “Noi, la giuria, con gli occhi del mondo puntati addosso, abbiamo studiato scrupolosamente le testimonianze, le prove e le regole di procedura presentate in aula dal 31 gennaio 2005. Seguendo le istruzioni della giuria siamo giunti fiduciosi al nostro verdetto. È nostra speranza che questo caso sia una testimonianza di fiducia nell'integrità e nelle veridicità del nostro sistema giudiziario". Quando il giudice disse a Michael Jackson che era libero di andare, la pop star si rese conto che tutte le accuse contro di lui erano state respinte. Si asciugò le lacrime, abbracciò e ringraziò i suoi avvocati e uscì dall'aulaDopo il processo alcuni osservatori si chiesero il motivo per cui Michael Jackson era stato processato, considerando che il caso in precedenza, dopo le indagini, era stato chiuso perché i fatti non sussistevano; infatti dal procedimento penale non emerse alcuna prova; inoltre molti dei testimoni dell'accusa si rivelarono non credibili e non affidabili; alcuni, anche se poi non tutti salirono sul banco dei testimoni, avevano anche dei precedenti penali; fu registrata pure una conversazione di uno di loro mentre diceva che sarebbe stato pronto mentire e testimoniare contro Jackson e avrebbe detto che il cantante avrebbe toccato Macaulay Culkin; per $ 500.000, avrebbe testimoniato che la mano della pop star sarebbe andata dentro i pantaloncini. Il giornalista Matt Taibbi scrisse che il processo si trasformò rapidamente in una gara per vedere se il procuratore distrettuale fosse riuscito a far salire presso lo stand in aula i suoi testimoni senza che venissero arrestati.
Michael Jackson era convinto che ci fosse un complotto in atto nei suoi confronti che avrebbe visto coinvolta la Sony: lo scopo sarebbe stato quello di sottrargli il catalogo Sony/ATV che vale miliardi di dollari, di cui lui possedeva il 50%. Mesereau non trovò prove al riguardo, ma sostenne ciò aveva un senso perché la pop star in carcere non avrebbe potuto difendere la proprietà del catalogo. Molti in aula, tra cui i giurati, ebbero poi l'impressione che era diventata un'ossessione per Sneddon far condannare Jackson, come dichiararono successivamente. Venne ribadito da uno di loro anche nel documentario True Crime di Aphrodite Jones, trasmesso su Investigation Discovery, nel 2010.
Qualcuno, come C. Thomson, pose la questione razziale perché la persecuzione di Jackson iniziò quando cominciò ad avere più successo di qualsiasi altro bianco: “Spesso confronto Jackson con Jack Johnson, il primo campione nero di boxe della categoria pesi massimi. Il trattamento di Johnson da parte dei media è stato indiscutibilmente razzista e il trattamento di Jackson da parte dei media è stato incontestabilmente simile; insulti, citazioni errate dilaganti, racconti fasulli, cartoni animati dispregiativi, copertura prevenuta delle accuse penali - e così via." Le notizie qui riportate inerenti al processo Jackson possono essere verificate anche sui transcripts ufficiali che possono essere richiesti sul sito della Corte Superiore della California, Contea di Santa Barbara.

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